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SPECIALE VETRO

Difficile o meglio impossibile, è determinante quando l'uomo apprende il processo di formazione del vetro tramite la fusione dei suoi componenti.

E' possibile solo compiere attraverso la sua trasparenza un viaggio a ritroso nel tempo, guidati dai numerosi reperti archeologici ritrovati in tutto il mondo.

A sua insaputa già l'uomo preistorico conosceva e usava "il vetro" come prodotto naturale della lava solidificata.

Un vetro naturale è l'ossidiana (roccia eruttiva) molto simile al vetro nero da bottiglia, utilizzato per costruire attrezzi primitivi.

Differenti sono le teorie sulla paternità e sulla data di nascita della lavorazione del vetro; chi la attribuisce agli Egizi, che intorno al 5000 a.C. riscaldavano al fuoco la sabbia delle cave del deserto, chi invece, come lo storico Plinio il Vecchio, attribuisce questa scoperta a naviganti fenici.

Così Plinio narra nella sua minuziosa e documentatissima "STORIA NATURALE" la scoperta del vetro.

"..... Il corso del fiume Belo è lento, l'acqua malsana da bere, anche se sacra a fini culturali, limaccioso, con il letto profondo, non ne mostra la sabbia se non quanto il mare si ritira ad esso: solo infatti dopo essere stata rimestata dalle onde ed alleggerita dei detriti, la sabbia comincia a brillare.

Si crede anche che in questo momento tali sabbie, prima inutili, siano toccate dall'effetto astrigente del mare.

La larghezza della spiaggia non è superiore ai 500 passi, eppure questo piccolo spazio è stato per secoli l'unico luogo deputato alla produzione del vetro.

Secondo la leggenda vi approdò una nave di mercanti di nitro, che si sparsero per la spiaggia a preparare la cena; poichè non c'erano a portata di mano pietre per tenere sollevati i pentoloni, essi usarono come sostegni pezzi di nitro presi dalla nave e questi, accesi e mescolati con la sabbia della spiaggia, diedero origine a rigagnoli lucenti di un liquido ignoto: questa sarebbe stata l'origine del vetro.

Presto, come c'era da aspettarsi, l'inquieta intelligenza dell'uomo non fù più paga di mescolare solo il nitro con la sabbia, e si cominciò ad aggiungere anche il magnete, perchè si crede che attiri anche il liquido del vetro al pari del ferro.

Analogamente si prese a fondere insieme anche pietre lucenti di varie specie e poi conchiglie e sabbia fossile.

C'è chi dice che in India il vetro si faccia anche con frammenti di cristallo, e che perciò nessun vetro è comparabile con quello indiano.

La fusione poi si fa con legna leggera e secca, aggiungendo henna e nitro, soprattutto nitro di Ofir.

Il vetro si fa liquefare come il rame in una serie di fornaci contigue, e si formano lingotti nereggianti di colore lucente.

Il vetro fuso è così penetrante, in qualsiasi punto, che incide fino alle ossa qualunque parte che ne sia colpita, senza che lo si avverta.

Dopo essere stato ridotto in lingotti si fonde di nuovo nelle officine e si tinge: alcuni pezzi sono plasmati a fiato, altri cesellati come l'argento: un tempo per queste officine era famosa Sidone, se è vero che là sarebbero stati inventati anche gli specchi....."

(Historia Naturalia, XXXVI, 65)

Questo testo non può che essere annoverato tra le leggende che avvolgono la sua storia poco trasparente.

La temperatura necessaria per la fusione del vetro è di gran lunga superiore di quella raggiungibile in un semplice focolare.

Di certo c'è solo la casualità della scoperta.

L'ipotesi più probabile è quella che il vetro sia stato sostenuto come scoria della fusione dei metalli come testimoniano i più antichi reperti, i vetri colorati; e infatti la presenza dei diversi metalli a dare al vetro le sue pigmentazioni.